sabato 22 settembre 2007

"Ho visto l'uomo nero" su Panorama

http://cerazadeallegati.blogspot.com/2007/09/ho-visto-luomo-nero-su-panorama_24.html


È un libro scritto dalla parte degli orchi. Sempre che orchi siano. È il libro che scava intorno all’ipocrita rappresentazione del «presunto» per eccellenza, ossia il pedofilo, quello di Rignano Flaminio, il paese a 39 km da Roma dove di presunti ce ne sono tanti: tre maestre, il marito di una di loro, una bidella della scuola e un benzinaio. È un libro Ho visto l’uomo nero, non una collezione di articoli, un romanzo dove intorno alla notizia criminis Claudio Cerasa, inviato del Foglio, ha raccontato uno speciale posto italiano. È un presepe con un solo parrucchiere (gli altri non sono bravi) Rignano Flaminio, c’è un solo sarto e gli uomini hanno tutti lo stesso taglio di capelli, (ragione per cui chi viene da fuori è subito sgamato). Don Henry, parroco della parrocchia di S. Vincenzo e Anastasia, difende gli indagati. Due delle maestre erano catechiste nella sua parrocchia e don Henry raccomanda di non dar retta alle malelingue e alle falsità. La casa degli orrori sarebbe quella della maestra Patrizia arrestata insieme al marito, Gianfranco Scancarello, autore televisivo di programmi quali Buona domenica su Canale 5 e un programma per ragazzi su Sat 2000. Il 25 aprile 2007 l’Italia intera conosce la storia della scuola materna Olga Rovere, le madri, inizialmente imbarazzate e non desiderose di essere inquadrate durante le prime interviste, nel giro di qualche settimana, saranno più disinvolte davanti alle telecamere. Dopo nove mesi di indagini non sono stati trovati testimoni e prove di quanto sarebbe accaduto. Il consiglio di istituto della scuola vara un regolamento che vieta agli insegnanti baci e carezze ai bambini e gite. Ma anche travestimenti e fiabe. A Rignano Flaminio cade la domanda di acquisto di case e villette. Già nel passato in paese si era parlato di satanismo. Il 18 settembre la Corte costituzionale ha respinto il ricorso del pm di Tivoli dott. Marco Mansi contrario al ritorno in libertà degli indagati. Anche se non c’è nebbia, né la pipa, né alcun boccale di birra, l’Uomo nero sembra scappato da un’indagine del più inquietante Maigret. E la violenza resta tutta. Addosso ai bambini.

Pietrangelo Buttafuoco

1 commento:

Valeriano Giorgi ha detto...

Caro Cerasa, ho terminato "l'uomo nero" con una lettura senza soste.
Come sai, da neopensionato, mi sono trasferito da qualche mese a Rignano, senza aver prima, se non distrattamente, seguito il caso dei presunti pedofili.
Ora, non essendovi qui altro da fare, osservo con attenzione la vita e gli abitanti del paese, giungendo a qualche mia valutazione.
Hai scritto un bel libro, interessante anche per un lettore sofistico e scafato come me.
I maggiori pregi:
- l'evidente impegno nel documentarti, andare oltre l'apparenza dei presunti fatti, scavare nei caratteri e nei comportamenti;
- la scrittura rapsodica, che cattura chi legge nonostante la scabrosità e la repulsione che suscita l'argomento;
- l'intelligente scelta di arrivare gradualmente, con passi accorti, alla dimostrazione: dell'inadeguatezza e parzialità (uso eufemismi) delle indagini; del clima morboso e di suggestione reciproca creatosi fra i genitori; del ruolo cannibalistico dei mass media; della spregiudicatezza e della fame di protagonismo dei vari esperti e delle associazioni che sono nate e prosperano sfruttando l'orrore della pubblica opinione rispetto a un fenomeno oscuro e terrorizzante qual è la pedofilia.
Non ti nasconderò però una mia impressione finale: in quanto hai scritto manca qualcosa, e non un qualcosa di secondario.
Essendo appunto un'impressione, non mi è facile spiegarla ma ci provo, partendo da un esempio: è come se, terminata la lettura, mi fosse sembrato di aver assistito a teatro alla rappresentazione di un bel testo, con buoni attori e ottima regia, ma svolta su un palcoscenico completamente vuoto.
Riconosco che per te era quasi impossibile costruire lo scenario. Perché il tuo scopo era scrivere, in tempi stretti, di un'indagine giornalistica e non un palloso testo socioeconomico; perché non hai potuto approfondire la tua conoscenza della realtà rignanese in quanto immediatamente riconoscibile come giornalista; perché la tua età e le tue esperienze non ti consentono di avere una conoscenza approfondita del percorso compiuto dall'Italia contadina, o meglio dalle diverse italie rurali, dalla fine dell'ottocento ai nostri giorni; perché non avresti potuto, allargando lo spettro degli argomenti affrontati, e annacquando il racconto dei fatti dell'uomo nero, ottenere una costante attenzione dei lettori.
Detto questo, restano senza risposta molte cose.
- Perché Rignano (ma poteva essere uno dei tanti paesi dell'hinterland romano, che affondano le loro radici nell'agricoltura a conduzione diretta e si sono impetuosamente sviluppati con un’edilizia residenziale basata sul pendolarismo) e non Cupramontana, Ficulle, Roselle di Grosseto, Brisighella, o un altro paese dell’Italia centrale già mezzadrile?
- Come è potuto accadere che Rignano sia passato da una situazione di sottosviluppo a un benessere diffuso e ostentato, senza una contestuale, anche minima, maturazione culturale?
- Perché a Rignano, sempre inteso come prototipo dei paesi sopra indicati fra parentesi, i ragazzi hanno i motorini e le moto più costose, le ragazzine vestono firmate, le auto ultimo modello si sprecano ma i computer sono rarissimi, internet una cosa misteriosa e non c'è una libreria?
- Quali rapporti, o non rapporti, esistono fra i rignanesi (che si sono arricchiti quando i loro pezzi di terra sono diventati aree fabbricabili, e si sono arroccati nelle ville che tu ben descrivi, difese da cani di razza grossi e ringhiosi, lasciando nel paese solo gli anziani) e i nuovi arrivati (pendolari che partono prima delle sei per Roma, e che rientrano dopo più di 12 ore, mentre le loro famiglie vivono nell'isolamento)? Poi ci sono le due più numerose colonie di stranieri, la rumena e l'albanese (che lavorano, male, nell'edilizia), ghettizzate e autoghettizzatesi, separate anche fra loro.
E così via, tante domande e nessuna risposta.
Però se non si risponde a queste domande (ma ripeto che tu non dovevi né potevi farlo) quanto ben descrivi resterà un fenomeno inspiegabile e misterioso, avulso da ogni contesto e destinato a diventare una leggenda nera, nata non si sa perché. Valeriano Giorgi - Rignano Flaminio