venerdì 4 dicembre 2009

La Presa di Roma su Sicilia Informazioni

(pm) Da qualche giorno è in libreria il nuovo libro di Claudio Cerasa, nato a Palermo, giornalista al “Foglio”, dal titolo La Presa di Roma, edito da Rizzoli (9,80 euro). E’ la cronaca della rivoluzione e dei segreti di una città dagli anni di Rutelli e Veltroni a oggi. È il ritratto della nuova destra romana, guidata da un sindaco, Lupomanno, come lo definisce l’autore, che, conquistati quartieri e categorie sociali inascoltati dal centrosinistra, ha imparato a governare le stanze più segrete della Capitale. E si prepara a essere il prossimo vero candidato di centrodestra alla guida del Paese.

Una analisi attenta e precisa del cambiamento politico avvenuto nella capitale. Il 28 aprile 2008 Gianni Alemanno viene eletto sindaco di Roma: la capitale d’Italia cambia bandiera dopo 15 anni. Cosa c’è dietro questa inversione di rotta che ha sconvolto la geografia del potere italiano? Quali sono state le mosse che hanno permesso di mettere le mani sulla Capitale e manovrarne il destino?


In appena un anno di governo Alemanno, Roma si ritrova circondata da una nuova e ben salda rete di potere, fatta di palazzinari, avvocati, architetti, immobiliaristi e soci dei più prestigiosi circoli sportivi. E che mette insieme Vaticano, centri sociali, editori, giornalisti, tassisti, lobbisti, fascisti, ex comunisti e curvaroli.

(qui il link)


La Presa di Roma su Panorama



E va bene che c’è il giornalismo ma ci vuole un libro per raccontare la potente novità di Roma, la Capitale che ha cambiato colore e padroni, ed è “La presa di Roma”.
Lo ha scritto un giornalista, Claudio Cerasa, capo redattore de Il Foglio, già collaudato nella grande inchiesta (la sua più importante, quella su Rignano Flaminio). C’è una precisa mappatura della gens nova arrivata in Campidoglio in questo libro. Tutti al seguito di Lupomanno, ovvero Gianni Alemanno, il sindaco inaspettato che – con la sua elezione – nell’assecondare l’onda del successo berlusconiano, ha cancellato l’epoca segnata Rutelli-Veltroni. Fu un’epoca, quella del centrosinistra, certamente importante e di grandi opportunità per la Capitale. Un capitolo della politica nazionale “de sinistra” sfumato col voltafaccia di lobby, circoli e parrocchie. Quel calderone di varia umanità romana, insomma, trasmigrata a destra per riscrivere la geografia del potere in Italia. Con questo volume Bur (euro 9,80), Cerasa che non si sottrae alle suggestioni culturali e social, col metodo del parlare a nuora affinché suocera intenda spiega quello che nessun sociologo saprà decifrare: come è possibile che un manipolo di tassinari abbia saputo mettere in scacco l’inamovibile potere della Roma pariola. Come è possibile, poi, che una ridotta di canaglie – senza giornali, senza salotti e priva di visibilità – abbia saputo guadagnare il successo alle urne. E con la vittoria elettorale, infine, incontrare l’abbraccio di quei potenti presso cui ricevere il compimento della definitiva trasformazione: la rispettabilità democratica. Nella descrizione di Cerasa, Roma, coi suoi Lupomanni, diventa un romanzo cinico e sazio, fosse solo per il brulicare di storie e per l’avventura iniziata dal solitario protagonista, il sindaco, aspirante leader del centrodestra nientemeno. Appunto. E qui c’è l’unico appunto che proponiamo a Cerasa: da Mussolini a Craxi, fino a Berlusconi, è sempre Milano quella che decide. Gioco e giocatore. Né Rutelli, né Veltroni. E anche Andreotti, vecchia volpe, fu sul filo della pellicceria. Figurarsi Alemanno.
Pietrangelo Buttafuoco
5/12/09

Presentazione della Presa di Roma con Mario Staderini (segretario dei Radicali)

Presentazione della Presa di Roma alla libreria Arion di Roma, con Mario Staderini.

giovedì 26 novembre 2009

La Presa di Roma su Dagospia/2

CAFONALINO - METTI una sera A CENA "LA PRESA DI ROMA" - SBIRciANDO l'orientamento romano dell’Udc di Casini e soprattutto del 'padrone' Caltagirone si capirà lo stato dei rapporti tra Pd e Pdl e il partito più coccolato d'Italia - Esiste un modello Alemanno?...

Molto del futuro della regione attualmente più "in voga" d'Italia è stato spifferato l'altra sera nel corso del cenacolo organizzato da Marco Antonellis.

Monica Cirinna

Oggetto: "La Presa di Roma", il libro scritto dal giovane caporedattore del "Foglio" Claudio Cerasa. Zitti zitti, giovedì pomeriggio l'ufficio di presidenza del Popolo della libertà dovrebbe finalmente rivelare quale sarà il candidato che cercherà di conquistare la regione.

Perché qui, gli accordi politici avranno anche un riflesso nazionale. Ecco, per esempio, avete presente l'Udc di Pier Ferdi e del suocero Francesco Gaetano Caltagirone? Diciamo che l'orientamento romano dell'Udc di Casini e soprattutto del Calta offrirà un segnale sullo stato dei rapporti tra Pd e Pdl e il partito più coccolato d'Italia.

l onorevole Fabio Rampelli

Di questo hanno parlato lunedì sera al Cenacolo l'attuale presidente reggente della regione Esterino Montino il senatore ombra di Alemanno Andrea Augello, il deputato Fabio Rampelli, l'assessore Umberto Croppi, il Presidente di Confcommercio Roma e di Confcommercio Lazio Cesare Pambianchi (che per tutta la serata ha suggerito alla destra e alla sinistra come fare per non perdere nel suo Lazio).

Marco Antonellis ed Esterino Montino

Il libro di Cerasa fa discutere da settimane i principali esponenti della politica romana. Esiste un modello Alemanno? Rampelli e Pambianchi dicono di sì, Croppi e Augello si guardano fiduciosi, Montino scuote la testa.

Domandone finale: il sindaco di Roma punta a succedere a Berlusconi? Ai posteri l'ardua sentenza.....

[26-11-2009]

AugelloEsterino MontinoAugello Croppi Cerasa AntonellisMarco Antonellis e Claudio CerasaArrivano Croppi e AugelloCesare PambianchiMarco Antonellis ed Esterino Montino

La Presa di Roma sull'Opinione

Claudio Cerasa, 27enne caporedattore del quotidiano “Il Foglio”, è una delle migliori firme emergenti del panorama giornalistico italiano. Già autore, nel 2007, del libro “Ho visto l’uomo nero. L’inchiesta sulla pedofilia a Rignano Flaminio tra dubbi, sospetti e caccia alle streghe” (Ed. Castelvecchi), lettura obbligata per la comprensione della famigerata vicenda giudiziaria di Rignano Flaminio, Cerasa ha da poco fatto uscire la sua seconda opera, “La Presa di Roma” (2009, Ed. Rizzoli), che presenta a L’Opinione.

Che cosa racconta “La presa di Roma”?

La presa di Roma è un’inchiesta sulla rivoluzione sotterranea di Roma. Su tutto quanto quello che è successo dietro le quinte nella Capitale non soltanto negli ultimi diciotto mesi di governo alemanniano ma anche negli anni di Rutelli e di Veltroni. La Presa di Roma è la storia della rivoluzione sotterranea di una città governata non soltanto dalla politica ma anche da costruttori, imprenditori, palazzinari, tassisti, centri sociali di destra ed è la cronaca di quello che negli ultimi tempi è diventata Roma: un vero e proprio laboratorio politico in cui le dinamiche interne hanno sempre più un risvolto nazionale. Roma è un trampolino di lancio per coltivare ambizioni politiche future. Veltroni e Rutelli hanno costruito, o almeno hanno tentato di costruire, qui nella Capitale la propria rete di potere. Per chi non se ne fosse accorto, Alemanno ha iniziato a fare la stessa cosa.

Che cosa L’ha spinta a scegliere questo argomento, dopo aver trattato - in maniera magistrale - il caso di Rignano Flaminio nel Suo primo libro?

La presa di Roma è un’inchiesta come lo era il libro su Rignano. Sono due esempi chiave di due realtà molto significative del panorama politico italiano. Rignano è l’esempio di quello che succede quando un’inchiesta giudiziaria viene costruita con difficoltà e quando le indagini vengono frullate nel circuito, o meglio, nel circo mediatico giudiziario. Roma, come scrivo all’inizio del libro, è invece l’esempio di ciò che accade quando i monumenti di una città durano troppo a lungo. Le parole sono di Andy Warhol, e a mio avviso spiegano bene molto di quello che è successo a Roma negli ultimi anni.

Chi comanda, oggi, nella Capitale?

Quando la politica non ha la forza necessaria per governare in totale autonomia capita che è più facile riconoscere chi sono i protagonisti che comandano da dietro le quinte. Lo scrivo nell’introduzione: “La Roma di oggi è come un fiume dopo la tempesta: il letto del torrente svela chi ha resistito alla piena e chi no, e rivela chi l’onda l’ha patita e chi l’ha dominata.

Dopo il subbuglio, le acque tornano trasparenti e le cose appaiono più nitide”. Oggi nella Roma di Alemanno le realtà che hanno più peso sono quelle dei circoli sportivi, dei costruttori, degli imprenditori. Due nomi su tutti: Francesco Gaetano Caltagirone e Luigi Abete.

In che modo è cambiata, Roma, dalla storica vittoria di Alemanno? Quali sono state, a Suo avviso, le chiavi del successo del candidato del centrodestra (e quelle dell’insuccesso di Rutelli)?

La chiave del successo di Alemanno è stata quella di aver conquistato elettori di sinistra. È un interessante rivoluzione quella del sindaco. A Roma è successo che le vecchie periferie, quelle legate alla tradizione comunista, quelle che votavano per Petroselli prima ancora che per Veltroni, pur rimanendo de sinistra hanno scelto un sindaco che parlasse un po’ il loro linguaggio. In altre parole: le chiavi dell’insuccesso del centrosinistra sono tutte spiegate nel primo capitolo del mio libro. E non è un mistero che la vittoria di Alemanno è stata la vittoria contro la sinistra che ormai governava solo su quel quadrilatero fighetto e devoto agli aperitivi che esiste attorno a Campo dè fiori.

Quali effetti ha avuto sul centrosinistra romano, per la prima volta privo del potere dopo quindici anni? E, di riflesso, quali sul centrodestra?

Il centrosinistra romano è uscito rivoluzionato, e una volta tolto lo scettro del padrone della città a Walter Veltroni ha affidato la presa di Roma al suo più grande rivale: Massimo D’Alema. La destra invece si trova nelle condizioni di poter lavorare senza troppa fretta per costruire una terza via di pensiero nel Pdl. Una cosa alternativa sia a Fini sia a Berlusconi. Perché Alemanno a questo punta: succedere al Cavaliere.

Cosa ha significato, per la scena nazionale, la vittoria di Alemanno? La sua vicenda - e la realtà romana - possono essere utilizzate come chiave di lettura per analizzare lo scenario nazionale (o eventuali avvicendamenti futuri)?

Assolutamente sì. Alemanno è riuscito a comportarsi come una sorta di Prodi di centrodestra. Ha avuto l’abilità di diventare sintesi felice di tutte quelle realtà della destra romana, anche di quelle più estreme sia chiaro, che nel corso degli anni erano state confinate nel silenzio delle catacombe e che ora si sono invece trovate tutte rappresentante nel nuovo mondo alemanniano. C’è un po’ di tutto nel mondo di Lupomanno. Ci sono fascisti e post fascisti. Ci sono tassisti e vescovi. Ci sono imprenditori e costruttori. E a volte, guardando a fondo, si scopre che accanto a lui ci sono anche un bel po’ di comunisti.

mercoledì 25 novembre 2009

La Presa di Roma su Italia Oggi

Hanno vissuto tanti anni nel Movimento sociale italiano, prima di diventare protagonisti di Alleanza nazionale e, ora, del Pdl. Andrea Augello e Fabio Rampelli possono raccontare pure la storia di ogni mattone delle sezioni storiche del Msi: l'altra sera si sono trovati nel «Cenacolo» di Marco Antonellis, allestito a via Margutta, per parlare del libro «La presa di Roma» di Claudio Cerasa. C'era pure il Pd Esterino Montino, l'uomo che ha dovuto raccogliere il testimone della rappresentanza della regione Lazio gettato da Piero Marrazzo nell'appartamento di via Gradoli. E senza farne il nome, Augello e Rampelli evocavano il presidente della camera dei deputati Gianfranco Fini e i suoi ultimi interventi pubblici. Il primo ha rammentato che, ai tempi del Msi, rischiò l'espulsione per non aver voluto raccogliere le firme a favore della pena di morte, nonostante le forti richieste della segreteria. E il secondo ha sottolineato l'attenzione nei confronti dei più sfortunati, e la storica visita a una sezione di «duri e puri» fatta da don Luigi Di Liegro, numero uno della Caritas romana.
Pierre de Nolac
25/11/09

martedì 24 novembre 2009

La Presa di Roma su Libero

Tutto è cominciato da Tor di Nona e dalle borgate dimenticate. È una delle molteplici chiavi di interpretazione offerte dal libro scritto dal giornalista del Foglio Claudio Cerasa “La presa di Roma” (Rizzoli, 208 pp, 9,80 euro). La pax veltroniana è implosa su se stessa e le porte del Campidoglio si sono aperte a Gianni Alemanno e al suo entoura ge perché per troppo tempo Veltroni è stato sindaco soprattutto del centro e per il centro (inteso non solo in termini geografici, ma anche sociali e culturali) della Capitale. In altre parole, quel sistema di gestione e organizzazione della città e dei suoi “potentati”, che per oltre un decennio ha regnato su Roma, la stessa politica del red carpet che ha reso Walter un quasi-monarca anche grazie all’asse Goffredo Bettini-Gianni Letta, è stato alla base dello “scollamento” tra il centrosinistra e le borgate dove mancano i servizi, i collegamento e le strade sono ancora «come mulattiere». Periferie che infatti hanno scelto di cambiare colore. Ma il saggio non si limita a fotografare le ragioni della sconfitta elettorale di Veltroni-Rutelli. Grazie a interviste e dati, analizza nel dettaglio anche l’altro fattore “x”: il delicato legame tra insicurezza percepita dai cittadini - e cavalcata dal centrodestra in fase di campagna elettorale - e trattamento riservato agli eventi di cronaca nera, in particolare agli stupri, da parte dei mezzi di comunicazione. L’altra parte illuminante del lavoro di Cerasa riguarda la descrizione dei gruppi di potere che fanno girare gli affari in città. Si fa il nome, tra gli altri, di Luigi Abete e Massimo Tabacchiera come nuovi referenti di banche e aziende. Si racconta del canale privilegiato che il sindaco Gianni Alemanno ha aperto con la Sante Sede.

Chiara Buoncristiani