sabato 28 luglio 2007

RollingStone. "Perez Hilton"

Dice di essere il maiale più amato di Hollywood, dice di essere il ciccione più famoso d’america, dice di essere il disoccupato più ricercato del mondo, il ladro più pagato della California, il gangster più desiderato da Britney, da Paris, da Brad, magari un po’ meno da Kate (che lui non ama), da Pete (che lui non ama), da Colin (che lui non ama), da Sienna (che lui non ama), o da Jennifer (che in realtà lui non ama e lei, c’è da dire, ricambia con amicizia). Dice di essere un vero genio, dice di essere il blogger più famoso del mondo, dice di essere quello più scorretto, quello più informato, quello più cool, quello più fat e quello più smart. Dice così, Perez, il gossiparo più famoso del mondo, il castigatore di very important people, uno che voleva fare l’attore, uno che aveva pensato di fare il cantante, uno che aveva provato a fare il giornalista, uno che ora vive soltanto con un sito (perezhilton.com) dove lui, Perez, pubblica dodici scoop al giorno; con quelle foto che per qualcuno sono rubate, per qualcuno altro semplicemente prestate, ma che, comunque, mr Hilton pubblica ogni giorno sul suo sito (dove oltre ai commenti, Perez aggiunge un po’ polvere tratteggiata vicino al naso e un po’ di pipì lì in mezzo alle gambe) grazie al quale, Perez, che in realtà si chiama Mario e che in realtà si chiama Lavendiera e non Hilton come la sua amica Paris, Perez, si diceva, è diventato una delle quaranta superstar di Internet, il gangster di riferimento della Cbs, l’ospite d’onore di Mtv nonché uno dei cento uomini dell’anno per il Time. Eccolo qui, Perez. Tutto semplice, no? Mica tanto. Perché provateci voi a essere come lui. Provateci voi a guadagnare 100 mila euro all’anno lavorando con un computer, un mouse, una testiera in uno spaventoso bar di Los Angeles. Provateci voi a diventare il re del gossip, il bandito del pettegolezzo, il Truman Capote della chiacchiera e a chiamare Kate Moss “Cokate”, a parlare di Eminem dandogli del Feminem, a incastrare Beckham pubblicando, in anteprima, le foto di David crocifisso, senza maglietta, senza scarpini e, ovviamente, senza mutande e a dimostrare che le tette di Jennifer Attinson non sono granché, a pubblicare, per primo, l’intervista integrale di Sienna Miller, l’attrice che poco prima di interpretare Factory Girl, spiegava perché gli allucinogeni in fondo non sono così male e che però anche i funghetti quasi quasi anche se io preferisco la morfina, thanks. Provateci voi a fare informazione con le tette, a criticare con il gossip, ad essere credibile con qualche culetto, a riuscire a essere il primo ad avere le foto della figlia di Tom (Cruise) e Katie (Holmes), il video (porno) di Colin (Farell) e ad aver il coraggio di pubblicare le foto di Donald Trump appisolato al concerto di Justin Timberlake (il miliardario americano è conosciuto anche per aver recitato nell’ottimo film “I fantasmi non possono farlo”, grazie al quale Donald fu acclamato come peggior attore non protagonista dell’anno). E tutto questo, Perez, lo fa sapendo di essere lo stesso Hilton a cui ci si rivolge Los Angeles quando si dice “Yes, I am gay, but at least I’m not a rude asshole like Perez Hilton” e senza aver paura di essere incastrato per quei milioncini di debiti, senza aver paura di farsi beccare con quelle cravatte gialle, quegli occhiali rossi, quei crocifissi (a grandezza umana) appesi al collo e quelle magliette fucsia che forse, ma forse, neanche Enrico Papi avrebbe il coraggio di indossare.
Perché tutti dicono di odiare quel maledetto Pig Face di Perez che ruba le foto (ma in realtà le foto, a Perez, gli arrivano sul computer), che sputtana i vip (magari prima di un loro film), che piazza il segretissimo filmino porno del cantante (magari prima di un suo concerto) e che è odiato come Lele Mora, temuto come Fabrizio Corona, disprezzato come Paolini, e che però, poi, resta l’unico gossipparo così scorretto, e quindi così geniale, che viene odiato solo quando spegne il computer e che riesce a essere credibile con tante tette, tanti culi e con le cravatte più brutte di quelle di Enrico Papi.
Claudio Cerasa
Agosto 2007

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