mercoledì 25 aprile 2007

Il Foglio. "Prove di rupture". Sì bipartisan a “un’impresa in sette giorni”. “Roba da Sarkò”, dice della sua legge l’ex neocon Capezzone

Roma. Dice Daniele Capezzone, che ebbe una effimera ma sincera stagione neocon e ora è un sarkozista convinto, che la proposta di legge “un’impresa in sette giorni”, approvata ieri mattina alla Camera con i voti sia della maggioranza sia dell’opposizione (hanno votato contro Comunisti italiani e Lega, i Verdi si sono astenuti), oltre a essere il primo tentativo di sedersi attorno a un tavolo senza scazzottature, è un provvedimento importante “perché non si tratta soltanto di semplificare e di incoraggiare la vita degli imprenditori. Significa – dice al Foglio il presidente della commissione Attività produttive della Camera – non aver paura di confrontarsi su un tema e su un argomento obiettivamente più vicino alle idee di Nicolas Sarkozy che a quelle di Ségolène Royal; se il Parlamento ha approvato quasi all’unanimità una proposta di legge del genere, questo non può che far bene al dialogo tra maggioranza e opposizione. E chissà che almeno a livello economico questa piccola fase Merkel non possa andare avanti”.
Grazie alla proposta di legge che ha in pancia le parti del decreto Bersani che comprendevano più o meno la stessa materia, secondo Capezzone ora si potrà uscire “dalla logica feudale delle autorizzazioni preventive per passare invece al meccanismo centrato sulla fiducia, sul dinamismo e sulla responsabilità dell’autocertificazione. Questo cosa significa? Significa che i giusti controlli arriveranno solo in un secondo momento, senza imbrigliare, o peggio, senza impedire, la partenza di una nuova impresa. E, forse, ora la politica riuscirà a rimettersi un po’ in sintonia con il mondo produttivo, dato che il nostro paese si trova attualmente in una condizione davvero incredibile e dato che la metà delle imprese che nascono in Italia, attualmente, non riesce ad arrivare neppure al suo quinto anno di vita”. Per poter meglio comprendere il ragionamento basta andare a dare un’occhiata all’archivio dati della Banca mondiale, dove l’Italia risulta essere il settantaseiesimo paese del mondo per quanto riguarda la facilità con cui si opera sul mercato, il quarantesimo per quanto riguarda l’apertura di un’attività, il novantatreesimo per il rilascio di una licenza e il centotrentottesimo per l’assunzione di nuovi dipendenti. Se invece la capezzoniana proposta di legge passerà anche al Senato, le nuove imprese potranno iniziare la propria attività semplicemente depositando la documentazione all’interno del futuro sportello unico del Comune; senza essere costretti ad aspettare le ottanta autorizzazioni da venti amministrazioni diverse (è il caso delle lavanderie) e senza dover attendere i classici ventisette mesi per tirare su le nuove saracinesche; tutto questo “grazie ai fantastici voti dei deputati della maggioranza e di quelli dell’opposizione” su una buona legge.
Claudio Cerasa
25/04/07

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