mercoledì 26 novembre 2008

Il Foglio. "W. resiste ai dalemiani e prepara così la sua campagna elettorale"

Veltroni (per ora) rinvia il congresso e riceve la fiducia del partito. Gli ex Ppi esultano. Parla Chiamparino


Roma. Alla fine, ieri ha vinto Walter: il congresso del Pd non verrà convocato prima del prossimo autunno, il coordinamento riunito per due ore e mezza a Largo del Nazzareno ha scelto di rinviare ancora una volta lo scontro veltroniani-dalemiani, e quello che doveva essere uno dei momenti chiave per capire con quale passo si sarebbe mosso il Partito democratico – da qui alle europee – è stato invece il giorno in cui il segretario del Pd ha ricevuto un forte appoggio alla propria linea politica. “Il coordinamento del Pd ha condiviso l’invito fatto da Veltroni a ritrovare la capacità di fare squadra e di avere una maggiore coesione”, ha spiegato a metà pomeriggio l’ex segretario dei Ds, Piero Fassino. Almeno per il momento, dunque, niente conteggi, niente confronti e niente discussioni sulla leadership del Pd. E poi? “L’idea di Walter – spiega al Foglio uno stretto collaboratore di W. – è quella di dire va bene, siamo qui: c’è chi non è d’accordo con me, ma ora è il momento di capire come proseguire nell’innovazione della struttura, perché siamo in una fase in cui, anche grazie al successo di Obama, il Pd ha la possibilità di esprimere tutte le sue novità”. Così, ieri Veltroni ha ricevuto dalla cabina di regia del partito l’appoggio che si aspettava (contrari all’idea di rinviare il congresso erano Goffredo Bettini e Giorgio Tonini, favorevoli invece Fassino, Letta e Bersani), ma la mossa che ha ora in mente il segretario è quella di preparare un “Lingotto due”, ovvero un discorso simile a quello con cui aveva lanciato un anno fa a Torino la propria candidatura alla segreteria. Segnatevi la data: 19 dicembre. “Walter farà una relazione cazzuta parlerà di legge elettorale, di alleanze e di ‘forma partito’, e alla fine metterà la sua relazione ai voti”, confessa uno stretto collaboratore del leader del Pd. Prevista per il 15, la direzione è stata rinviata di cinque giorni per evitare sovrapposizioni con lo spoglio delle elezioni regionali abruzzesi. In altre parole, Veltroni ha scelto di presentarsi di fronte ai membri della dirigenza con i risultati abruzzesi in tasca: una mossa che se a prima vista potrebbe apparire suicida (gli ultimi sondaggi danno il Pd in Abruzzo su livelli non distanti da quelli dell’Italia dei valori, dunque un disastro) in realtà lascia intendere che il segretario sia profondamente convinto che l’Abruzzo sarà di grande aiuto per difendere la propria leadership. “A quanto ci risulta – spiega un dirigente del Pd – l’Abruzzo ridimensionerà il peso del partito di Di Pietro”.

“Basta parlare di congressi!”
Nonostante il confronto piuttosto vivace tra il mondo veltroniano e quello dalemiano, la tenuta al coordinamento di ieri dimostra che l’ex sindaco di Roma ha ritrovato fiducia rispetto a qualche tempo fa. Le critiche sono arrivate anche ieri pomeriggio (“Contesto a Veltroni soprattutto la gestione quotidiana del partito, e la contesto anche a chi, venendo dalla mia storia, lo aiuta in questa gestione”, ha detto la vicepresidente della Camera, Rosy Bindi). Ma dopo l’ottimo risultato del Circo Massimo, dopo l’accordo sulla Rai e dopo i successi ottenuti da W. nelle elezioni del numero uno del partito nel Lazio (con Roberto Morassut) e a Perugia (con Alberto Stramaccioni), la giornata di ieri offre a Walter qualche possibilità in più di preparare la campagna elettorale delle europee e delle amministrative senza troppa pressione. Al centro degli equilibri del partito, però, ci sarà ancora per parecchio tempo la telenovela sulla questione “congresso sì congresso no”. Bettini, che ieri ha detto di non credere “che esista una leadership più forte di quella di Veltroni”, è ancora pessimista e ha spiegato che “se il 19 dicembre ci sarà condivisione profonda si andrà alla conferenza programmatica, in caso contrario si tornerà al nostro popolo”. A questo proposito, interpellato dal Foglio, il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, invece, la mette così. “Il congresso non serve a nulla e non ha davvero senso continuare a parlarne. Il Pd deve capire, prima di tutto, che oggi siamo diventati più che un partito una federazione di correnti, e invece che pensare troppo al giorno in cui il congresso verrà convocato e invece che parlare troppo di ‘europee’ c’è un appuntamento chiave per capire se la leadership del partito potrà arrivare alla fine dell’anno: le elezioni amministrative. Sarà quello il momento in cui si verificherà davvero la tenuta dei gruppi dirigenti del Partito democratico”.
Claudio Cerasa
26/11/08

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