giovedì 26 novembre 2009

La Presa di Roma su Dagospia/2

CAFONALINO - METTI una sera A CENA "LA PRESA DI ROMA" - SBIRciANDO l'orientamento romano dell’Udc di Casini e soprattutto del 'padrone' Caltagirone si capirà lo stato dei rapporti tra Pd e Pdl e il partito più coccolato d'Italia - Esiste un modello Alemanno?...

Molto del futuro della regione attualmente più "in voga" d'Italia è stato spifferato l'altra sera nel corso del cenacolo organizzato da Marco Antonellis.

Monica Cirinna

Oggetto: "La Presa di Roma", il libro scritto dal giovane caporedattore del "Foglio" Claudio Cerasa. Zitti zitti, giovedì pomeriggio l'ufficio di presidenza del Popolo della libertà dovrebbe finalmente rivelare quale sarà il candidato che cercherà di conquistare la regione.

Perché qui, gli accordi politici avranno anche un riflesso nazionale. Ecco, per esempio, avete presente l'Udc di Pier Ferdi e del suocero Francesco Gaetano Caltagirone? Diciamo che l'orientamento romano dell'Udc di Casini e soprattutto del Calta offrirà un segnale sullo stato dei rapporti tra Pd e Pdl e il partito più coccolato d'Italia.

l onorevole Fabio Rampelli

Di questo hanno parlato lunedì sera al Cenacolo l'attuale presidente reggente della regione Esterino Montino il senatore ombra di Alemanno Andrea Augello, il deputato Fabio Rampelli, l'assessore Umberto Croppi, il Presidente di Confcommercio Roma e di Confcommercio Lazio Cesare Pambianchi (che per tutta la serata ha suggerito alla destra e alla sinistra come fare per non perdere nel suo Lazio).

Marco Antonellis ed Esterino Montino

Il libro di Cerasa fa discutere da settimane i principali esponenti della politica romana. Esiste un modello Alemanno? Rampelli e Pambianchi dicono di sì, Croppi e Augello si guardano fiduciosi, Montino scuote la testa.

Domandone finale: il sindaco di Roma punta a succedere a Berlusconi? Ai posteri l'ardua sentenza.....

[26-11-2009]

AugelloEsterino MontinoAugello Croppi Cerasa AntonellisMarco Antonellis e Claudio CerasaArrivano Croppi e AugelloCesare PambianchiMarco Antonellis ed Esterino Montino

La Presa di Roma sull'Opinione

Claudio Cerasa, 27enne caporedattore del quotidiano “Il Foglio”, è una delle migliori firme emergenti del panorama giornalistico italiano. Già autore, nel 2007, del libro “Ho visto l’uomo nero. L’inchiesta sulla pedofilia a Rignano Flaminio tra dubbi, sospetti e caccia alle streghe” (Ed. Castelvecchi), lettura obbligata per la comprensione della famigerata vicenda giudiziaria di Rignano Flaminio, Cerasa ha da poco fatto uscire la sua seconda opera, “La Presa di Roma” (2009, Ed. Rizzoli), che presenta a L’Opinione.

Che cosa racconta “La presa di Roma”?

La presa di Roma è un’inchiesta sulla rivoluzione sotterranea di Roma. Su tutto quanto quello che è successo dietro le quinte nella Capitale non soltanto negli ultimi diciotto mesi di governo alemanniano ma anche negli anni di Rutelli e di Veltroni. La Presa di Roma è la storia della rivoluzione sotterranea di una città governata non soltanto dalla politica ma anche da costruttori, imprenditori, palazzinari, tassisti, centri sociali di destra ed è la cronaca di quello che negli ultimi tempi è diventata Roma: un vero e proprio laboratorio politico in cui le dinamiche interne hanno sempre più un risvolto nazionale. Roma è un trampolino di lancio per coltivare ambizioni politiche future. Veltroni e Rutelli hanno costruito, o almeno hanno tentato di costruire, qui nella Capitale la propria rete di potere. Per chi non se ne fosse accorto, Alemanno ha iniziato a fare la stessa cosa.

Che cosa L’ha spinta a scegliere questo argomento, dopo aver trattato - in maniera magistrale - il caso di Rignano Flaminio nel Suo primo libro?

La presa di Roma è un’inchiesta come lo era il libro su Rignano. Sono due esempi chiave di due realtà molto significative del panorama politico italiano. Rignano è l’esempio di quello che succede quando un’inchiesta giudiziaria viene costruita con difficoltà e quando le indagini vengono frullate nel circuito, o meglio, nel circo mediatico giudiziario. Roma, come scrivo all’inizio del libro, è invece l’esempio di ciò che accade quando i monumenti di una città durano troppo a lungo. Le parole sono di Andy Warhol, e a mio avviso spiegano bene molto di quello che è successo a Roma negli ultimi anni.

Chi comanda, oggi, nella Capitale?

Quando la politica non ha la forza necessaria per governare in totale autonomia capita che è più facile riconoscere chi sono i protagonisti che comandano da dietro le quinte. Lo scrivo nell’introduzione: “La Roma di oggi è come un fiume dopo la tempesta: il letto del torrente svela chi ha resistito alla piena e chi no, e rivela chi l’onda l’ha patita e chi l’ha dominata.

Dopo il subbuglio, le acque tornano trasparenti e le cose appaiono più nitide”. Oggi nella Roma di Alemanno le realtà che hanno più peso sono quelle dei circoli sportivi, dei costruttori, degli imprenditori. Due nomi su tutti: Francesco Gaetano Caltagirone e Luigi Abete.

In che modo è cambiata, Roma, dalla storica vittoria di Alemanno? Quali sono state, a Suo avviso, le chiavi del successo del candidato del centrodestra (e quelle dell’insuccesso di Rutelli)?

La chiave del successo di Alemanno è stata quella di aver conquistato elettori di sinistra. È un interessante rivoluzione quella del sindaco. A Roma è successo che le vecchie periferie, quelle legate alla tradizione comunista, quelle che votavano per Petroselli prima ancora che per Veltroni, pur rimanendo de sinistra hanno scelto un sindaco che parlasse un po’ il loro linguaggio. In altre parole: le chiavi dell’insuccesso del centrosinistra sono tutte spiegate nel primo capitolo del mio libro. E non è un mistero che la vittoria di Alemanno è stata la vittoria contro la sinistra che ormai governava solo su quel quadrilatero fighetto e devoto agli aperitivi che esiste attorno a Campo dè fiori.

Quali effetti ha avuto sul centrosinistra romano, per la prima volta privo del potere dopo quindici anni? E, di riflesso, quali sul centrodestra?

Il centrosinistra romano è uscito rivoluzionato, e una volta tolto lo scettro del padrone della città a Walter Veltroni ha affidato la presa di Roma al suo più grande rivale: Massimo D’Alema. La destra invece si trova nelle condizioni di poter lavorare senza troppa fretta per costruire una terza via di pensiero nel Pdl. Una cosa alternativa sia a Fini sia a Berlusconi. Perché Alemanno a questo punta: succedere al Cavaliere.

Cosa ha significato, per la scena nazionale, la vittoria di Alemanno? La sua vicenda - e la realtà romana - possono essere utilizzate come chiave di lettura per analizzare lo scenario nazionale (o eventuali avvicendamenti futuri)?

Assolutamente sì. Alemanno è riuscito a comportarsi come una sorta di Prodi di centrodestra. Ha avuto l’abilità di diventare sintesi felice di tutte quelle realtà della destra romana, anche di quelle più estreme sia chiaro, che nel corso degli anni erano state confinate nel silenzio delle catacombe e che ora si sono invece trovate tutte rappresentante nel nuovo mondo alemanniano. C’è un po’ di tutto nel mondo di Lupomanno. Ci sono fascisti e post fascisti. Ci sono tassisti e vescovi. Ci sono imprenditori e costruttori. E a volte, guardando a fondo, si scopre che accanto a lui ci sono anche un bel po’ di comunisti.

mercoledì 25 novembre 2009

La Presa di Roma su Italia Oggi

Hanno vissuto tanti anni nel Movimento sociale italiano, prima di diventare protagonisti di Alleanza nazionale e, ora, del Pdl. Andrea Augello e Fabio Rampelli possono raccontare pure la storia di ogni mattone delle sezioni storiche del Msi: l'altra sera si sono trovati nel «Cenacolo» di Marco Antonellis, allestito a via Margutta, per parlare del libro «La presa di Roma» di Claudio Cerasa. C'era pure il Pd Esterino Montino, l'uomo che ha dovuto raccogliere il testimone della rappresentanza della regione Lazio gettato da Piero Marrazzo nell'appartamento di via Gradoli. E senza farne il nome, Augello e Rampelli evocavano il presidente della camera dei deputati Gianfranco Fini e i suoi ultimi interventi pubblici. Il primo ha rammentato che, ai tempi del Msi, rischiò l'espulsione per non aver voluto raccogliere le firme a favore della pena di morte, nonostante le forti richieste della segreteria. E il secondo ha sottolineato l'attenzione nei confronti dei più sfortunati, e la storica visita a una sezione di «duri e puri» fatta da don Luigi Di Liegro, numero uno della Caritas romana.
Pierre de Nolac
25/11/09

martedì 24 novembre 2009

La Presa di Roma su Libero

Tutto è cominciato da Tor di Nona e dalle borgate dimenticate. È una delle molteplici chiavi di interpretazione offerte dal libro scritto dal giornalista del Foglio Claudio Cerasa “La presa di Roma” (Rizzoli, 208 pp, 9,80 euro). La pax veltroniana è implosa su se stessa e le porte del Campidoglio si sono aperte a Gianni Alemanno e al suo entoura ge perché per troppo tempo Veltroni è stato sindaco soprattutto del centro e per il centro (inteso non solo in termini geografici, ma anche sociali e culturali) della Capitale. In altre parole, quel sistema di gestione e organizzazione della città e dei suoi “potentati”, che per oltre un decennio ha regnato su Roma, la stessa politica del red carpet che ha reso Walter un quasi-monarca anche grazie all’asse Goffredo Bettini-Gianni Letta, è stato alla base dello “scollamento” tra il centrosinistra e le borgate dove mancano i servizi, i collegamento e le strade sono ancora «come mulattiere». Periferie che infatti hanno scelto di cambiare colore. Ma il saggio non si limita a fotografare le ragioni della sconfitta elettorale di Veltroni-Rutelli. Grazie a interviste e dati, analizza nel dettaglio anche l’altro fattore “x”: il delicato legame tra insicurezza percepita dai cittadini - e cavalcata dal centrodestra in fase di campagna elettorale - e trattamento riservato agli eventi di cronaca nera, in particolare agli stupri, da parte dei mezzi di comunicazione. L’altra parte illuminante del lavoro di Cerasa riguarda la descrizione dei gruppi di potere che fanno girare gli affari in città. Si fa il nome, tra gli altri, di Luigi Abete e Massimo Tabacchiera come nuovi referenti di banche e aziende. Si racconta del canale privilegiato che il sindaco Gianni Alemanno ha aperto con la Sante Sede.

Chiara Buoncristiani

mercoledì 18 novembre 2009

La Presa di Roma sul Secolo D'Italia (intervista)

Claudio Cerasa, autore del libro dedicato ai primi diciotto mesi di governo del Pdl a Roma «Sono le idee di una destra moderna»
Roma. Claudio Cerasa, redattore capo del Foglio è autore del libro La presa di Roma, (Bur, 207 pagine, 9,80 euro). Un libro inchiesta che racconta la svolta di una città che ha cambiato colore politico, dopo quindici anni ininterrotti di giunte rosse ed è passata al centrodestra. Una svolta che ha portato all'elezione di Gianni Alemanno, primo sindaco ex missino, e che ha mandato in soffitta il «modello Roma» ideato da Goffredo Bettini e Walter Veltroni. Un libro che descrive i primi diciotto mesi del centrodestra alla guida della Capitale. Cerasa, 27 anni, nato a Palermo, ama definirsi «un osservatore esterno del pensiero alemanniano».
La Fondazione Nuova Italia ha presentato l'agenda delle priorità da indicare al governo. Una sollecitazione che la sorprende?
No, assolutamente. Mi sembra coerente con la politica espressa finora dal sindaco di Roma, che potrebbe rappresentare al meglio la risposta del Popolo della libertà alla Lega.
In che senso?
La sua è una politica espressa concretamente, sul campo, che finora ha pagato in termine di consensi come dimostra la vittoria alle Comunali.
Differenze con le posizioni del resto degli esponenti Pdl?
Sostanzialmente la trovo molto coerente con il percorso di Alleanza nazionale. Negli ex An, ci sono più differenze di forma che di sostanza.
Ad esempio?
Prenderei a modello le forme di comunicazione tra Gianfranco Fini e Gianni Alemanno. Il primo ha un rapporto più dialettico con Berlusconi, il secondo preferisce lavorare più dal punto di vista quotidiano con attività di amministratore pubblico. Alla fine, però, non scorgo grandi discrepanze. Semmai, da entrambi arrivano dei segnali molto positivi per l'immagine di una destra moderna.
Quali?
Faccio l'esempio delle recenti dichiarazioni pubbliche per una destra dei diritti, una destra garantista. Parlo sempre da osservatore esterno ma sono davvero lontani le immagini che arrivavano di una destra caciarona e giustizialista. Su questi argomenti la destra finiana e alemanniana segnano un dato di grande maturità.
Tra i convegni della Fondazione Nuova Italia quali quelli che solleticano maggiormente la sua attenzione?
Sicuramente quelli sul Welfare. Ad esempio il tema della partecipazione dei lavoratori ai destini della loro impresa mi sembra particolarmente significativo. Questa sponda con gli ex socialisti continua. La Fondazione di Alemanno con Giulio Tremonti, Maurizio Sacconi, noi al Foglio li abbiamo ribattezzati i bismarckiani rappresentando una specie di corrente del socialismo tricolore.
Nel suo libro lei insiste sul dualismo Alemanno-Lega. Come mai?
Mi pare che sia evidente. Eppure c'è un altro dato politico strano. Nella storia repubblicana non esistono grandi leader che rappresentano Roma. Non c'è un politico che sia espressione della capitale. E non c'è mai stato nessuno, a parte Massimo D'Alema e Giulio Andreotti, presidente del consiglio romano. La Lega parla tanto di Roma ladrona, ma questo invece è un dato che balza decisamente all'occhio.
18/11/2009

sabato 14 novembre 2009

La Presa di Roma sul Corriere della Sera

La rivoluzione capitale: 18 mesi di centrodestra 

Lobby, poteri e affari dopo il «cambio di stagione» 
Il titolo, «La presa di Roma», dice già molto. È il tentativo, condotto da Claudio Cerasa, 27 anni, figlio d’arte, redattore capo de «Il Foglio», di descrivere («con occhio non romano») quello che è successo ad aprile del 2008. Quando la città ha cambiato colore politico, dopo 15 anni di centrosinistra, ed è passata al Pdl: svolta che ha portato all’elezione di Gianni Alemanno, primo sindaco ex missino, e che ha mandato in soffitta il «modello Roma» ideato da Goffredo Bettini, Walter Veltroni e Andrea Mondello, con la collaborazione di Gianni Letta. Un mondo nel quale le principali scelte venivano condivise, dove si sperimentavano alleanze bipartisan e progetti: su tutti la «Festa del cinema», non a caso - secondo l’autore - una delle prime cose rivisitate dalla nuova amministrazione.
Il punto di partenza del libro (edito da Bur, 207 pagine, 9,80 euro), però, è un altro: le periferie dimenticate, il caso Ponte di Nona, la questione sicurezza esplosa in campagna elettorale con lo stupro de La Storta. E poi l’appoggio ricevuto da «Lupomanno » (come viene chiamato nel libro il sindaco, che si porta dietro questo soprannome dai tempi del Fronte della Gioventù) da alcuni poteri della capitale: i tassisti, la Federlazio, la Confcommercio, l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, il Vaticano.
Vicende note, per chi segue la politica romana, ampiamente raccontate dalle cronache cittadine dei giornali e forse meno conosciute dal grande pubblico che troverà ne «La presa di Roma » un documentato compendio di un anno e mezzo di centrodestra. «Ho cercato - dice Claudio Cerasa, l’autore - di raccontare un momento storico di una città e di descrivere come sono cambiate alcune dinamiche di potere». I diretti interessati, che ne pensano? «Bettini e Letta, ad esempio, mi hanno fatto sapere di aver apprezzato». E Alemanno? Il sindaco esprime qualche perplessità: «Si descrive Roma come una Chicago anni ’30, e questo mi dispiace: non per me, quanto per i cittadini. Cerasa ha messo grande impegno, ma in mezzo a tante interviste poteva anche farmi una telefonata...».
Andrea Mondello è entusiasta: «Il libro è brillante, originale e con tesi innovative: è scritto in maniera straordinaria e induce a riflessioni profonde». Per discuterne, il presidente della Camera di Commercio sta organizzando un incontro pubblico, a piazza di Pietra, prima di Natale: Giuliano Ferrara e Goffredo Bettini (che l’altroieri è partito per la Thailandia) hanno dato il loro assenso.
Il libro, comunque, fa discutere. Andrea Augello e Fabio Rampelli, menzionati nel capitolo «I tre delfini di Lupomanno», non sono d’accordo sulla definizione: «Adoro il delfino - dice Rampelli - ma non sono un animale di compagnia... Faccio parte di una classe politica che viene da lontano, ed è normale che nel Pdl ci si confronti». Anche il titolo non piace a Rampelli: «La presa? Roma non si fa prendere da nessuno, neppure dagli imperatori... ». Secondo Augello «Si evoca un’epoca di conserterie, di principi. Sarebbe più interessare capire perchè il modello Roma è caduto». Perché? «Con Veltroni la rappresentazione della realtà ha scavalcato la realtà stessa». Anche il «terzo delfino», Umberto Croppi, respinge la definizione al mittente: «Sono amico di Alemanno, ma ho fatto un percorso politico diverso. Posso dargli dei consigli, ma non sono un consigliere».
Diversi i manager tirati in ballo.
Per Massimo Tabacchiera, ex presidente di Federlazio, oggi presidente e ad di Atac, «l’appoggio delle classi imprenditoriali lo ha cercato anche Veltroni: prova ne sia che io ero presidente di Ama». E la vicinanza ad Alemanno? «La Federlazio ha 4 mila aziende, ognuno decide per conto suo. La politica dei maxiappalti, tipo Romeo, e quella di favorire i grandi gruppi, hanno allontanato le piccole e medie imprese da Veltroni». Della stessa idea Cesare Pambianchi (Confcommercio): «Non parlerei di accordi pre-elettorali o di lobby, ma di un programma apprezzato dal settore del commercio che era stato consegnato agli immobiliaristi ». 
Ernesto Menicucci 
7/11/09

La presa di Roma sul Tempo

Ci sono almeno due buone ragioni per comprare (e leggere) «La presa di Roma» di Claudio Cerasa (Bur, 218 pagine, 9,80 euro). La prima è che a un anno e mezzo di distanza dalla storica elezione di Gianni Alemanno a sindaco della Capitale il libro ricostruisce i motivi del successo dell'esponente del Pdl e del tonfo del centrosinistra. La seconda ragione è che Cerasa, brillante giornalista del «Foglio», ha 27 anni. In quest'Italia magra di speranze, orientata al successo effimero della tv, i giovani autori sono da incoraggiare a prescindere. Il testo peraltro si misura con domande scomode e non nega risposte. Innanzitutto: cosa c'è dietro l'inversione di rotta che ha sconvolto la geografia del potere italiano? E poi: chi sono gli uomini che oggi hanno il vero controllo di Roma? In effetti se la più celebre «Presa di Roma» è quella del 20 settembre 1870, che decretò la fine dello Stato pontificio, anche questa, del 28 aprile 2008, farà storia. Il consenso del sindaco Veltroni si è sgretolato e Gianni Alemanno è riuscito a scalare il Campidoglio. Tutto è cominciato a Ponte di Nona. Sì, nel nuovo quartiere a cui portano strade fangose e senza illuminazione, in cui le case popolari (poche) sono state progettate da Portoghesi ma assegnate dopo quasi diciotto anni. È qui, in quest'area compresa tra la bretella che collega il Raccordo anulare con l'autostrada e via Prenestina, che ha soffiato più forte il vento anti-centrosinistra. Ecco il primo elemento che secondo l'autore ha spinto i romani a premiare Alemanno bocciando Rutelli: «Le discusse scelte del centrosinistra in materia di politica urbanistica», che hanno finito per deludere i cittadini e che non hanno nemmeno impedito il dietrofront dei poteri forti. Infatti Alemanno ha conquistato prima le periferie, debilitate dal degrado e dalla paura (l'autore ripercorre le violenze «esplose» sulla campagna elettorale), poi gli imprenditori (che non avevano più niente da chiedere al Pd). Infine, da sindaco, ha tessuto laboriosamente il rapporto con il Vaticano, già indispettito con il centrosinistra per il legame con i Radicali e l'intenzione di legiferare sulle coppie di fatto. Poi Alemanno è passato al governo della Capitale e qui non sono mancati i dolori. Ha cercato di «penetrare nel resto della città a partire dai principali centri di potere»: le società comunali. Ha cambiato i vertici delle municipalizzate e accanto a lui ha voluto due ex An: Andrea Augello e Fabio Rampelli. Alla fine ha capito che ci vuole un po' di tutto: «Un po' di lobbisti e un po' di costruttori, un po' di tassisti e un po' di imprenditori, un po' di fascisti e un po' di assessori» per amministrare Roma e guardare al futuro.
14/11/09