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giovedì 27 marzo 2008
mercoledì 31 ottobre 2007
Il Foglio. "Il Pd in redazione/2"
“Chiama Walter, chiama”. L’Unità non ha paura degli editori di Libero ma si sente dimenticata da W
Roma. Più che gli Angelucci, all’Unità il vero problema si chiama Walter Veltroni. Perché dopo il partito senza tessere, senza muri, senza sezioni e ora – forse – pure senza congressi, il Partito democraticamente veltroniano rischia di rimanere senza quel giornale che in poco più di due mesi ha dedicato tre speciali da otto pagine al Pd, che ha pubblicato uno a uno gli elenchi di tutte le migliaia di candidati alle primarie democrat, che ha distribuito 41 mila sue copie nei gazebo dello scorso 14 ottobre e che oggi l’unico collegamento “ufficiale” che si ritrova con il Pd, con il loft e quindi con la W è l’essere “diventati veicolo di distribuzione in Italia della rivista ufficiale del Pd”. Un po’ pochino, in effetti. Ed è per questo che a via Francesco Benaglia si ricorda che se il “partito senza tessere e senza giornale lo volevano pure ‘virtuale’, noi ci accontentavamo anche di un messaggino di ringraziamento su YouTube”; si ricorda che Walter se “è diventato il Veltroni democratico di oggi, quello che conosciamo e che abbiamo votato quasi tutti qui, ecco: Walter deve ricordare che il suo percorso di formazione lo deve principalmente agli anni passati qui all’Unità. Non se lo sarà già dimenticato, no?”. Ecco, che fine farà l’Unità? Cosa scriverà Antonio Padellaro, a dicembre, nella gerenza stampata sulla penultima pagina del suo quotidiano dove oggi si legge che “l’Unità è il giornale dei Democratici di Sinistra DS?”. La verità è che non c’è nessuna rivolta all’Unità, come ci spiega il corrispondente a Bruxelles, Sergio Sergi. Non c’è alcuna paura degli Angelucci, non c’è alcuna paura né “degli imprenditori”, né tantomeno del “capitalismo”, e in fondo chi lavora in cronaca romana sa benissimo come sia lo stesso gabinetto del sindaco di Roma a sgridare spesso al telefono la numero uno delle cronache romane Iolanda Bufalini con una battuta semplice: “Ma lo sai sì, che voi a volte siete peggio di Libero?”.
Titoletto
“Nessuno demonizza il mercato”, scriveva ieri il Cdr dell’Unità, “ma i redattori si chiedono come sia possibile che non siano ancora stati messi in atto tutti gli strumenti necessari per mantenere il radicamento della testata (…) nella vita democratica del paese”. E per questo il cdr dell’Unità ha chiesto ora un “incontro urgente con Walter Veltroni, con l’onorevole Piero Fassino e con il senatore Ugo Sposetti”. E non è un problema di tessera, non è un problema di militanza, e non è dunque un problema di Angelucci (“Che non sono i Murdoch, ma che in fondo gli investimenti li azzeccano sempre”); è che nella sede trasteverina del quotidiano dei Ds, dove c’è qualcuno che non sopporta più che l’Unità venga paragonata al “giornaletto di partito della Margherita” (“non siamo Europa, siamo un altra cosa, siamo un giornale vero, e Stefano Menichini dovrebbe rassegnarsi a riconoscerlo”, dice un volto importante del quotidiano), ecco, qui, sarebbero anche disposti a sostituire con un verde “nuova stagione” il rosso Antonio Gramsci, ma la paura vera, il vero dubbio è che Veltroni non abbia alcuna voglia né di parlare di giornale né di parlare di Unità. Né con i redattori né con gli Angelucci. Punto. La vera paura è che Veltroni non abbia alcuna voglia di portarsi un giornale tutto suo nel loft democratico. “Si capisce, si capisce dai suoi discorsi. Veltroni sembra sia attratto più dalla rete o dal satellite che dalla vecchia editoria. Io credo sia un errore, perché l’Unità, almeno questo era quello che ci aspettavamo, si sarebbe potuta trasformare in uno straordinario laboratorio del Piddì, anche in queste primarie. E invece nulla, neanche una telefonata. Perché?”, dice Fabio Luppino, capo del politico dell’Unità, elettore di Enrico Letta alle primarie democrat. E lo dice, Luppino, poco prima che una sua collega, “molto, molto incazzata”, riassuma l’così l’umore rosso Gramsci: “Walter, per favore. Mica nel loft del Piddì ti vorrai accontentare di avere solo Repubblica, no?”.
Claudio Cerasa
31/10/07
Roma. Più che gli Angelucci, all’Unità il vero problema si chiama Walter Veltroni. Perché dopo il partito senza tessere, senza muri, senza sezioni e ora – forse – pure senza congressi, il Partito democraticamente veltroniano rischia di rimanere senza quel giornale che in poco più di due mesi ha dedicato tre speciali da otto pagine al Pd, che ha pubblicato uno a uno gli elenchi di tutte le migliaia di candidati alle primarie democrat, che ha distribuito 41 mila sue copie nei gazebo dello scorso 14 ottobre e che oggi l’unico collegamento “ufficiale” che si ritrova con il Pd, con il loft e quindi con la W è l’essere “diventati veicolo di distribuzione in Italia della rivista ufficiale del Pd”. Un po’ pochino, in effetti. Ed è per questo che a via Francesco Benaglia si ricorda che se il “partito senza tessere e senza giornale lo volevano pure ‘virtuale’, noi ci accontentavamo anche di un messaggino di ringraziamento su YouTube”; si ricorda che Walter se “è diventato il Veltroni democratico di oggi, quello che conosciamo e che abbiamo votato quasi tutti qui, ecco: Walter deve ricordare che il suo percorso di formazione lo deve principalmente agli anni passati qui all’Unità. Non se lo sarà già dimenticato, no?”. Ecco, che fine farà l’Unità? Cosa scriverà Antonio Padellaro, a dicembre, nella gerenza stampata sulla penultima pagina del suo quotidiano dove oggi si legge che “l’Unità è il giornale dei Democratici di Sinistra DS?”. La verità è che non c’è nessuna rivolta all’Unità, come ci spiega il corrispondente a Bruxelles, Sergio Sergi. Non c’è alcuna paura degli Angelucci, non c’è alcuna paura né “degli imprenditori”, né tantomeno del “capitalismo”, e in fondo chi lavora in cronaca romana sa benissimo come sia lo stesso gabinetto del sindaco di Roma a sgridare spesso al telefono la numero uno delle cronache romane Iolanda Bufalini con una battuta semplice: “Ma lo sai sì, che voi a volte siete peggio di Libero?”.
Titoletto
“Nessuno demonizza il mercato”, scriveva ieri il Cdr dell’Unità, “ma i redattori si chiedono come sia possibile che non siano ancora stati messi in atto tutti gli strumenti necessari per mantenere il radicamento della testata (…) nella vita democratica del paese”. E per questo il cdr dell’Unità ha chiesto ora un “incontro urgente con Walter Veltroni, con l’onorevole Piero Fassino e con il senatore Ugo Sposetti”. E non è un problema di tessera, non è un problema di militanza, e non è dunque un problema di Angelucci (“Che non sono i Murdoch, ma che in fondo gli investimenti li azzeccano sempre”); è che nella sede trasteverina del quotidiano dei Ds, dove c’è qualcuno che non sopporta più che l’Unità venga paragonata al “giornaletto di partito della Margherita” (“non siamo Europa, siamo un altra cosa, siamo un giornale vero, e Stefano Menichini dovrebbe rassegnarsi a riconoscerlo”, dice un volto importante del quotidiano), ecco, qui, sarebbero anche disposti a sostituire con un verde “nuova stagione” il rosso Antonio Gramsci, ma la paura vera, il vero dubbio è che Veltroni non abbia alcuna voglia né di parlare di giornale né di parlare di Unità. Né con i redattori né con gli Angelucci. Punto. La vera paura è che Veltroni non abbia alcuna voglia di portarsi un giornale tutto suo nel loft democratico. “Si capisce, si capisce dai suoi discorsi. Veltroni sembra sia attratto più dalla rete o dal satellite che dalla vecchia editoria. Io credo sia un errore, perché l’Unità, almeno questo era quello che ci aspettavamo, si sarebbe potuta trasformare in uno straordinario laboratorio del Piddì, anche in queste primarie. E invece nulla, neanche una telefonata. Perché?”, dice Fabio Luppino, capo del politico dell’Unità, elettore di Enrico Letta alle primarie democrat. E lo dice, Luppino, poco prima che una sua collega, “molto, molto incazzata”, riassuma l’così l’umore rosso Gramsci: “Walter, per favore. Mica nel loft del Piddì ti vorrai accontentare di avere solo Repubblica, no?”.
Claudio Cerasa
31/10/07
Il Foglio. "Il Pd in redazione/1"
Gli Angelucci vogliono l’Unità non per andare contro Veltroni ma per sedersi al tavolo con lui
Roma. Loro chiedono “capitali freschi”, “investimenti”, “garanzie”, “autonomia”, “identità” e magari anche un po’ di “sviluppo”; loro chiedono di essere ascoltati, chiedono di essere ricevuti e chiedono – soprattutto oggi – di non essere più così incredibilmente ignorati. Chiedono questo i giornalisti dell’Unità, chiede questo il cdr del giornale diretto da Antonio Padellaro nel comunicato pubblicato proprio ieri dal quotidiano dei Ds. Un comunicato che arriva nello stesso giorno in cui il Sole 24 Ore, con un articolo informato a firma di Orazio Carabini, ipotizza che un asse composto da Cesare Geronzi, da Massimo D’Alema, da Guido Rossi e dalla famiglia Angelucci sarebbe già pronto a lanciare l’assalto decisivo per l’acquisto del giornale dei Ds; approfittando magari della “freddezza” mostrata da Walter Veltroni nei confronti di quel quotidiano diventato oggi terreno di confronto delle attenzioni economico-finanziarie che ruotano attorno al nuovo Partito democratico; e quindi allo stesso Walter Veltroni.
Dopo le voci arrivate quest’estate su un possibile interessamento della famiglia Moratti al quotidiano dei Ds, ipotesi poi smentita dallo stesso Moratti, secondo quanto riportato ieri dal Sole, la famiglia Angelucci – oggi editrice dei quotidiani Libero e il Riformista, nonché padrona dell’impero sanitario Tosinvest –, sarebbe a un passo dall’accordo con Marialina Marcucci, presidente del consiglio di amministrazione della società che controlla il giornale, la Nuova Iniziativa Editoriale. Come? Con l’appoggio di Geronzi (oggi numero uno di Mediobanca, ieri numero uno di Capitalia, del cui patto di sindacato facevano parte gli Angelucci), con quello dell’“interlocutore preferito” dello stesso Geronzi, “Massimo D’Alema”, e “sotto la regia di Guido Rossi”. Il momento in effetti sembra essere molto delicato, visto che la stessa Marcucci – che proprio quest’estate aveva già chiesto al segretario diessino Piero Fassino e al tesoriere Ugo Sposetti una mano nell’irrobustire il nuovo assetto azionario del giornale – avrebbe firmato lo scorso 24 ottobre un preliminare di acquisto sul quotidiano da circa 17 milioni di euro con gli Angelucci. Un accordo arrivato giusto poche settimane dopo l’ultimo aumento di capitale da due milioni di euro deliberato dall’assemblea dei soci del quotidiano romano.
La vera preoccupazione
Se dunque è vero che il futuro dell’Unità verrà deciso nelle prossime settimane, e se è vero che le due pedine più attive negli ultimi mesi sono state le famiglie romane dei Toti e degli Angelucci, secondo una fonte autorevole del Foglio è da escludere che gli Angelucci si stiano muovendo in chiave anti Walter Veltroni. L’operazione potrebbe invece essere un po’ diversa, ed è anche per questo che al numero 25 di Francesco Benagli, sede dell’Unità diventata oggi per stessa ammissione dei suoi cronisti “molto veltroniana” – siano sostanzialmente inesistenti i giornalisti in “rivolta” contro gli Angelucci, come scritto invece ieri da Monica Guerzoni sul Corriere della Sera (gli Angelucci sono stati azionisti dell’Unità dal 1998 al 2000 con una quota del 20 per cento e nello staff veltroniano non sono considerati assolutamente “antiveltroniani”, come raccontano al Foglio). Certo, un asse tra Geronzi e D’Alema non è da escludere, ma la famiglia Angelucci sembra si stia giocando le carte in un’altra chiave: cioè entrare a far parte del pacchetto di controllo dell’Unità e avere così un posto a quel tavolo attorno al quale, prima o poi, il sindaco di Roma sarà costretto a parlare del futuro del giornale dei Ds.
Quindi il problema degli Angelucci, così come quello degli altri poteri forti un po’ trascurati da Veltroni, è quello di imporlo, il dialogo a W. Non sarebbe neppure una novità questa, visto che – come ha scritto l’Espresso poche settimane fa – gli stessi Angelucci, chiedendo aiuto all’ex vicedirettore del Riformista, Paolo Soldini, già membro dello staff di W, avevano cercato di fissare un appuntamento con Veltroni, ma con scarsi risultati. Solo che il vero problema, come lasciato intuire ieri dal cdr dell’Unità, è che Veltroni non sembra avere molta voglia né di ricevere gli Angelucci né tantomeno di parlare con i giornalisti dell’Unità del futuro di quel giornale diretto da W appena 15 anni fa.
Claudio Cerasa
31/10/07
Roma. Loro chiedono “capitali freschi”, “investimenti”, “garanzie”, “autonomia”, “identità” e magari anche un po’ di “sviluppo”; loro chiedono di essere ascoltati, chiedono di essere ricevuti e chiedono – soprattutto oggi – di non essere più così incredibilmente ignorati. Chiedono questo i giornalisti dell’Unità, chiede questo il cdr del giornale diretto da Antonio Padellaro nel comunicato pubblicato proprio ieri dal quotidiano dei Ds. Un comunicato che arriva nello stesso giorno in cui il Sole 24 Ore, con un articolo informato a firma di Orazio Carabini, ipotizza che un asse composto da Cesare Geronzi, da Massimo D’Alema, da Guido Rossi e dalla famiglia Angelucci sarebbe già pronto a lanciare l’assalto decisivo per l’acquisto del giornale dei Ds; approfittando magari della “freddezza” mostrata da Walter Veltroni nei confronti di quel quotidiano diventato oggi terreno di confronto delle attenzioni economico-finanziarie che ruotano attorno al nuovo Partito democratico; e quindi allo stesso Walter Veltroni.
Dopo le voci arrivate quest’estate su un possibile interessamento della famiglia Moratti al quotidiano dei Ds, ipotesi poi smentita dallo stesso Moratti, secondo quanto riportato ieri dal Sole, la famiglia Angelucci – oggi editrice dei quotidiani Libero e il Riformista, nonché padrona dell’impero sanitario Tosinvest –, sarebbe a un passo dall’accordo con Marialina Marcucci, presidente del consiglio di amministrazione della società che controlla il giornale, la Nuova Iniziativa Editoriale. Come? Con l’appoggio di Geronzi (oggi numero uno di Mediobanca, ieri numero uno di Capitalia, del cui patto di sindacato facevano parte gli Angelucci), con quello dell’“interlocutore preferito” dello stesso Geronzi, “Massimo D’Alema”, e “sotto la regia di Guido Rossi”. Il momento in effetti sembra essere molto delicato, visto che la stessa Marcucci – che proprio quest’estate aveva già chiesto al segretario diessino Piero Fassino e al tesoriere Ugo Sposetti una mano nell’irrobustire il nuovo assetto azionario del giornale – avrebbe firmato lo scorso 24 ottobre un preliminare di acquisto sul quotidiano da circa 17 milioni di euro con gli Angelucci. Un accordo arrivato giusto poche settimane dopo l’ultimo aumento di capitale da due milioni di euro deliberato dall’assemblea dei soci del quotidiano romano.
La vera preoccupazione
Se dunque è vero che il futuro dell’Unità verrà deciso nelle prossime settimane, e se è vero che le due pedine più attive negli ultimi mesi sono state le famiglie romane dei Toti e degli Angelucci, secondo una fonte autorevole del Foglio è da escludere che gli Angelucci si stiano muovendo in chiave anti Walter Veltroni. L’operazione potrebbe invece essere un po’ diversa, ed è anche per questo che al numero 25 di Francesco Benagli, sede dell’Unità diventata oggi per stessa ammissione dei suoi cronisti “molto veltroniana” – siano sostanzialmente inesistenti i giornalisti in “rivolta” contro gli Angelucci, come scritto invece ieri da Monica Guerzoni sul Corriere della Sera (gli Angelucci sono stati azionisti dell’Unità dal 1998 al 2000 con una quota del 20 per cento e nello staff veltroniano non sono considerati assolutamente “antiveltroniani”, come raccontano al Foglio). Certo, un asse tra Geronzi e D’Alema non è da escludere, ma la famiglia Angelucci sembra si stia giocando le carte in un’altra chiave: cioè entrare a far parte del pacchetto di controllo dell’Unità e avere così un posto a quel tavolo attorno al quale, prima o poi, il sindaco di Roma sarà costretto a parlare del futuro del giornale dei Ds.
Quindi il problema degli Angelucci, così come quello degli altri poteri forti un po’ trascurati da Veltroni, è quello di imporlo, il dialogo a W. Non sarebbe neppure una novità questa, visto che – come ha scritto l’Espresso poche settimane fa – gli stessi Angelucci, chiedendo aiuto all’ex vicedirettore del Riformista, Paolo Soldini, già membro dello staff di W, avevano cercato di fissare un appuntamento con Veltroni, ma con scarsi risultati. Solo che il vero problema, come lasciato intuire ieri dal cdr dell’Unità, è che Veltroni non sembra avere molta voglia né di ricevere gli Angelucci né tantomeno di parlare con i giornalisti dell’Unità del futuro di quel giornale diretto da W appena 15 anni fa.
Claudio Cerasa
31/10/07
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