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giovedì 2 ottobre 2008

Il Foglio. "I numeri segreti di Red e le strategie più o meno segrete degli anti Red"

I dati: 3.000 tessere, 30 per cento di non iscritti al Pd. Fioroni e Bettini hanno pronte le contromosse. Il caso Velardi

Roma. La convivenza, diciamo, un po’ sofferta tra l’universo veltroniano e quello dalemiano non è fatta soltanto di retroscena ispirati, di dichiarazioni sospette e di frasi maliziose rilasciate un po’ a questo e un po’ a quell’altro giornale. C’è molto altro, naturalmente. C’è di mezzo la battaglia che Veltroni e D’Alema stanno combattendo sulle televisioni (una veltroniana, Pd Tv, e una dalemiana, Red Tv) che a novembre esordiranno sul satellite. C’è di mezzo la partita che ruota attorno agli equilibri politici di uno dei vecchi fortini democratici, la Campania. Soprattutto, c’è di mezzo quella sfida di potere ormai non più così nascosta tra fondazioni, associazioni e correnti. Da ieri pomeriggio però ci sono anche alcuni numeri precisi che offrono un quadro ancor più chiaro sulla geografia interna al Partito democratico. Sono quelli di Red, sono quelli che si riferiscono alla costola più famosa della fondazione dalemiana ItalianiEuropei e sono numeri che spiegano bene come si va a configurare l’accerchiamento alla leadership di W. Così, dopo 45 giorni di tesseramento, ecco il primo conteggio ufficiale: Red si ritrova oggi con 3.000 iscritti, con 400 tessere ritirate nel Lazio, altre 350 in Campania, circa 400 in Puglia e con una regione come il Piemonte dove in un solo giorno i tesserati (tra i quali c’è anche la governatrice Bresso) sono stati 150. Da questo calcolo sono escluse regioni rosse come l’Emilia Romagna e la Toscana e altre come l’Abruzzo e la Lombardia (il tesseramento qui partirà entro la fine del mese), ma sbirciando tra i primi dati c’è un altro aspetto significativo: il 30 per cento degli affiliati a Red non risulta iscritto al Partito democratico.

Da Nicolais a Palazzo Grazioli
Nella mappa politica del Pd stanno però crescendo nuove realtà che non è difficile oggi collocare in contrapposizione con Red. La prima si chiama Quarta Fase, fa capo a Beppe Fioroni e Dario Franceschini e da gennaio, seguendo la strada aperta quest’estate da Red, dovrebbe dare il via a un proprio tesseramento. La seconda, coordinata da Goffredo Bettini, si chiama Democratici in Rete, mette insieme alcuni tra i principali volti del Pd romano (Nicola Zingaretti, Roberto Morassut, Michele Meta) e questo pomeriggio inaugurerà nella capitale la sua seconda sede nazionale. Bettini si trova in un rapporto non facile con l’ex sindaco romano: nel partito sostengono che l’inventore del modello Roma stia provando a smarcarsi sempre di più dal segretario del Pd e in fondo è lo stesso Bettini che da tempo non nasconde di non sentirsi più veltroniano. Ma se c’è un posto dove le mosse di Bettini e quelle di Veltroni possono ancora essere sovrapposte quel posto è certamente la Campania, dove in vista delle prossime elezioni comunali e regionali la dialettica tra veltroniani e dalemiani arriverà a un nuovo punto di rottura. In questo senso. Poco prima dell’estate, Democratici in Rete (su suggerimento di W.) ha accolto tra i suoi simpatizzanti l’attuale segretario provinciale del Pd napoletano: quello stesso Luigi Nicolais che in molti vedono come futuro candidato (veltroniano) alla regione in contrapposizione con il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, considerato (seppur con molte sfumature) dalemiano. Dieci giorni fa, tra l’altro, D’Alema ha fatto un nuovo passo per rafforzare la sua sfera di influenza nel capoluogo campano (nel cui collegio era capolista alle ultime elezioni), aprendo la terza sede di ItalianiEuropei dopo avervi già inaugurato qui ad agosto il comitato cittadino di Red. Che ci si creda o no, Napoli potrebbe rivelarsi anche un’interessante cartina di tornasole per comprendere l’evoluzione dei rapporti tra Claudio Velardi (assessore al Turismo napoletano con cui D’Alema lavorò nel ’98 Palazzo Chigi) e lo stesso D’Alema. Rapporti che sono freddi da tempo (due anni fa l’assessore diede del “bollito” all’ex premier) ma ora che Velardi ha intenzione di candidarsi a sindaco di Napoli raccontano che la scelta non verrebbe vista male dal presidente di ItalianiEuropei. Il secondo intreccio riguarda il destino di Red Tv: la tv, che nascerà il 4 novembre, avrà i suoi uffici proprio nelle stesse stanze dove fino a due giorni fa andava in onda la rete on line fondata dallo stesso Velardi, Sherpa, e dove ancora lavorano tre giornaliste. La tv, in liquidazione, si trova a Palazzo Grazioli e sopra la sua redazione (ieri è comparsa anche Lucia Annunziata) c’è un inquilino particolare. Tu guarda la coincidenza, Max: lassù c’è il Cav.
Claudio Cerasa

venerdì 28 settembre 2007

Il Foglio. "Le 2.227 liste per eleggere segretario e stato maggiore del Pd"

Inizia sabato la campagna elettorale per le primarie. Niente preferenze, la lotta tra i 1.181 raggruppamenti che appoggiano W

Roma. Dopo aver attraversato una fase di riconosciuta creatività artistica-elettorale tra vaporetti, aliscafi, battelli e motobarche galleggianti e con la non proprio emozionante politica “on the boats” (quella sul Po con Franceschini, Prodi e Fassino e quella di Rutelli in Costiera Amalfitana), nella guerriglia elettorale del Partito democratico ci sarà una campagna nella campagna che potrebbe essere anche un po’ più eccitante della scontata acclamazione veltroniana del prossimo 14 ottobre, giorno delle primarie democrats. Una campagna che tra cantanti, attori, nuotatori e architetti, comincerà sabato alle 10, al centro congresso Frentani, a Roma, e sempre alle 10, al numero 231 della romana via di Ripetta (con Veltroni, Bettini, Fassino, Follini, Gasbarra e Morricone) dove i primi candidati delle 1.181 liste veltroniane (su un totale di 2.227, 471 per la Bindi e 476 per Letta) cominceranno a elaborare le proprie strategie per appendersi a tutti gli spigoli a forma di “W” della futura leadership democratica; una campagna un po’ particolare, dove tutti, comunque sia, andranno a contrastare la prima delle tre liste di Veltroni, quella che verrà lanciata ufficialmente sabato a via di Ripetta (la numero tre, a sinistra per Veltroni, verrà presentata a via Frentani, mentre la numero due, la ecodem, sarà schierata entro mercoledì prossimo).
E sarà una battaglia con regole rigide, forse un po’ noiose, dove sarà possibile farsi pubblicità solo senza comprare spazi sui giornali, dove sarà possibile volantinare ma contenendo le spese (i limiti sono 250 mila euro per la candidatura a segretario nazionale, 50 mila per il segretario regionale e 5.000 per l’assemblea costituente); e dove, questa volta, dopo la “riuscitissima” campagna elettorale sulla “serietà”, si è scelto di puntare su un’altra efficace parola chiave: “sobrietà”. Ma sarà comunque una campagna elettorale nuova e per certi versi rivoluzionaria per gli elettori di centrosinistra: con i candidati che si vorranno molto bene, magari parleranno anche di Birmania, ma dove, per poter essere ammessi nell’universo costituente veltroniano, dovranno stare attenti a non sembrare troppo poco severi con la prima lista di W; dato che per essere eletti dovranno conquistare più di quel previsto 12 per cento delle liste di Rosy Bindi. Dunque, non uno scherzo. E’ per questo che sarà comunque una battaglia vera, che tra l’altro verrà combattuta con la strategia elettorale che ha portato in trionfo negli ultimi anni il modello del sindaco d’Italia: quella delle comunali. Quindi ci saranno molti manifesti, tantissimi volantini, parecchi opuscuoli, qualche video su YouTube, tanti dibattiti per strada, qualcuno parlerà nelle scuole, in Veneto verranno inviate nelle case di tutti gli elettori delle lettere democratiche, in Piemonte saranno distribuite cartoline a mo’ di promemoria, in Toscana, Sandro Veronesi, a Prato, sembra stia preparando degli eventi in piazza con la sua lista completamente formata da lavoratori stranieri; ci sarà anche una notevole invasione porta a porta dei candidati e si faranno pure happening nei parchi cittadini (ieri ha cominciato Veltroni nel Villino medievale di Villa Torlonia, con tantissimi sedicenni). Anche se poi gli strateghi meno conosciuti delle liste veltroniane (Andrea Martella e Andrea Orlando per la lista uno, Lucia Urciuoli e Renzo Innocenti per la lista due e Vincenzo Vita per la lista tre) sanno che i manifesti che a breve cominceranno a intavedersi in giro per le città appariranno un po’ anomali; cioè, senza facce, senza nomi, senza cognomi ma con simboli verdi, rossi e probabilmente arancioni che saranno gli unici veri punti di riferimento elettorali delle liste regionali e nazionali (liste, naturalmente, bloccate). E tra attori, sportivi, scrittori e artisti c’è qualcuno che però già brontola; qualcuno che avrebbe preferito le liste un po’ diverse e con i nomi dei candidati più famosi ben in vista sugli opuscolini. Perché per poter contare qualcosa tra i quasi 2.500 rappresentanti della prima riunione dell’assemblea costituente del 27 ottobre (già ribattezzata come “Woodstock democrat”) oltre a essere eletti sarà importante non farsi schiacciare sotto la pressione degli amici ma anche un po’ nemici veltroniani. E senza preferenza questo sarà semplicemente ancora un po’ più difficile.
Claudio Cerasa
28/09/07