lunedì 21 dicembre 2009

La Presa di Roma sul Messaggero

Tra i consigli di dieci scrittori per scegliere il libro giusto da leggere nei giorni di Natale pubblicati sul Messaggero, Giancarlo De Cataldo scrive così:

Per chi voglia capire come ha fatto la sinistra a perdere Roma, e se la destra ce la farà a tenerla, La presa di Roma, di Claudio Cerasa, intelligente problematico e bipartisan

La Presa di Roma sul Sole 24 ore

Roma e Milano, avvicinate dall'alta velocità e dalla politica, sembrano monopolizzare l'attenzione riducendo l'Italia che conta, quella dove vive la maggior parte della gente, al rango di comprimaria. Comprenderne le dinamiche interne, discuterne i fallimenti politici, studiarne i cambiamenti, significa forse poter arrivare un giorno a smitizzare queste due capitali molto meno morali di quanto servirebbe all'Italia. Claudio Cerasa, giornalista al Foglio dal 2005, e Marco Alfieri, giornalista al Sole 24 Ore, ricostruiscono le vicende della politica e dell'economia locale rispettivamente a Roma e Milano, in due libri densi di informazioni e suggestioni interpretative.

Milano e Roma continuano ad attrarre intelligenze e speranze, continuano a travolgere vite, continuano a consumare ambiente e relazioni umane. La fragilità che generano è forse più grande della fortuna che offrono, anche se fa meno rumore. Eppure, sebbene si viva peggio a Milano e a Roma che a Trento o a Trieste (ne parla il Sole in questi giorni), le persone che cercano fortuna vanno più spesso nelle due metropoli che altrove. Evidentemente perché sembrano offrire una prospettiva. E non tradirla è una responsabilità di quelle città.

I libri di Cerasa e Alfieri, informatissimi e storicamente consapevoli, mostrano due città in difficoltà. Ne emerge l'impressione che in fondo Milano sia una piccola metropoli, più piccola che metropoli. E Roma sia una piccola capitale, più piccola che capitale. Le beghe del potere, i network sociali che contano, le miserie della spartizione delle risorse, pesano come macigni sulla capacità di queste città di definire un progetto e di sviluppare un futuro.

I momenti decisionali fondamentali per la gestione dei circenses dell'Auditorium riproducono a Roma in chiave modernista dinamiche da basso impero, mentre il fallimento dei primi anni di preparazione all'Expo mostrano a Milano l'incapacità di sviluppare un progetto che superi i particolarismi delle grandi famiglie di poteri locali.

Roma e Milano, nei libri di Cerasa e Alfieri, sembrano incapaci di darsi proprio quello che chi le ammira ritiene che abbiano: ampiezza di prospettiva. Ma è chiaro che la distanza tra l'impressione di chi le studia, soprattutto guardando alla politica locale, e l'aspettativa di chi le sceglie come posto dove vivere, non si spiega considerando i fenomeni in modo unilaterale. Un'ipotesi: forse la politica è sovrastimata, mentre troppo poco ci raccontiamo quella parte della vita delle persone che dipende dalle loro capacità.

La Presa di Roma su Metro

Qual è la geografia del nuovo potere nella Città eterna? Palazzinari, clero, architetti, editori, tassisti, lobbisti: Claudio Cerasa, nel suo libro “La presa di Roma” (Rizzoli, 208 pagine, 9,80 euro), ricostruisce minuziosamente la rivoluzione, silenziosa e carsica, che è in atto nella Capitale.

Il suo libro comincia con il collasso del consenso del centrosinistra. Chi ha riempito oggi quel vuoto?
Sta tentando di riempirlo il sistema di potere che ruota intorno ad Alemanno. Ed è un progetto molto ambizioso, che in futuro punta decisamente ad uscire dai confini locali.

Il sindaco Petroselli, che girava le periferie sulla 500 per capire i problemi della gente, è una figura lontana. Altri tempi: oggi lei dice che Alemanno fa uso smodato dello spoil system...
Alemanno ha vinto perché è riuscito ad intercettare voti del centrosinistra: nello specifico quelli di chi vive nelle periferia, nei luoghi lontani dalla “grande festa” veltroniana. E poi ha smontato i sistemi di potere preesistenti, rimettendo tutto in discussione. “Alemanno ha avuto il consenso di chi vive in periferia, lontano dalla ‘grande festa’ veltroniana”.

Come è cambiato il sistema di relazioni tra Campidoglio e Vaticano?
Molto. In realtà anche il “primo” Veltroni ebbe buoni rapporti con la Chiesa, ma con Alemanno il discorso è diverso. La dice lunga il fatto che in un solo anno da sindaco ha incontrato il Papa otto volte.
Chi comanda oggi a Roma?
In questo momento contano molto i poteri terzi, perché il sindaco non è riuscito ad imporre la sua leadrship. Parlo di costruttori, imprenditori, establishment.
Crollata la saldatura del potere Bettini-Letta oggi c'è un nuovo schema di potere: quale?
Diciamo intanto una cosa: Roma è fatta apposta per essere governata in maniera bipartisan, con due capisaldi politici che dialogano e interagiscono. Fino a ieri sono stati Bettini e Letta, oggi sono Alemanno e D’Alema.
Che ruolo giocano i costruttori?
Hanno un ruolo diverso. Sono un mondo che ha grande influenza e giocano una partita autonoma. Alemanno si sente molto riconoscente nei confronti di Caltagirone e spesso si comporta quasi come se dovesse essergli eternamente grato. Veltroni ha scelto di stringere simpatie con altre persone, penso alla famiglia Toti, ma nel momento decisivo, prima della campagna elettorale, non c'è dubbio che la richiesta di discontinuità arrivata da Caltagirone abbia giocato un certo ruolo nello sconvolgere gli equilibri.
Un'ultima cosa: perché chiama il sindaco Lupomanno?
Era il nome che negli anni Ottanta i camerati romani davano ad Alemanno. (ANDREA BERNABEO)

lunedì 14 dicembre 2009

La Presa di Roma su Europa

Roma in tilt, è l’era (breve) di Aledanno

Roma in tilt. Dicembre è il mese nero di una mobilità cittadina che non ha mai smesso di essere disastrosa. Giornate nelle quali i romani scuotono la testa e pensano: «Neanche questo ce l’ha fatta».
In realtà «questo», Gianni Alemanno, non si fa tanti problemi.
Un anno e mezzo da sindaco, e già la città ha capito che il suo mandato non passerà alla storia. La prima volta di un post-missino al Campidoglio, e la rivoluzione annunciata s’è inabissata subito. Neppure i tassisti sono contenti dell’uomo che hanno spedito, con le buone e più spesso le cattive, al governo. La sicurezza promessa, soprattutto alle periferie, è un lontano ricordo, e per le strade domina la legge del più forte dopo i molti messaggi di “liberi tutti” lanciati dall’amministrazione (parcheggi a pagamento tolti e rimessi, multe condonate, apertura dei varchi ztl, libertà di doppia fila).
Insomma, fallimento su tutte le questioni che i cittadini possono valutare con mano. Per il sito Dagospia, il sindaco è ormai definitivamente Aledanno.
Lui non se ne cruccia. E giovedì sera, quando terribili ingorghi si erano appena sciolti, ha raccolto la Roma che conta intorno al più banale feticcio della politica di questi tempi: una fondazione. Con dispendio di fantasia si chiama Nuova Italia, dichiara di volersi occupare dell’agenda delle riforme per il paese e, incongruamente con questa ambizione nazionale, è presieduta dal sindaco di Roma. Il quale poi è volato a Londra: un po’ weekend prenatalizio da italiano coi soldi, un po’ visita ai cantieri olimpici.
Da ammirare e dimenticare.
Per dirla con una frase: Alemanno è in Campidoglio da diciannove mesi ma già si sente con un piede fuori. Fare il sindaco non è mai stata la sua vera ambizione e più rapido sarà il passaggio verso una leadership nazionale, più contento sarà: come Rutelli e Veltroni ma a velocità tripla, e senza la passione per il mestiere che i due se non altro fecero mostra di avere.
Tracce, spunti e conferme intorno a questo percorso si trovano nell’ottimo libro del giornalista del Foglio Claudio Cerasa (La presa di Roma, Bur), utile a chi voglia aggiornarsi sulla nuova mappa del potere romano nell’era alemanniana. Il libro di Cerasa fa intendere che, naturalmente, il vero potere romano non è cambiato affatto nel trasloco capitolino da sinistra a destra. Si è adattato ai nuovi padroni politici, e dopo averne agevolato l’ascesa gode ora del trattamento privilegiato di un’amministrazione subalterna come mai prima.
Nella ricca galleria di personaggi dominano, in questo ruolo, Caltagirone e Malagò, col contorno del generone dei circoli sportivi e sotto la complessa architettura di banche, enti, fondazioni, camere di commercio.
L’effetto si coglie subito: sono colonne che resteranno al proprio posto, mentre i vari Croppi, Rampelli, Augello (più altri, meno presentabili) corrono per un’avventura che li porterà presto lontano dagli uffici con vista sui fori.
C’è poi il capitolo del rapporto col Vaticano, fin qui pezzo forte della costruzione alemanniana di se stesso, dove si rileva come sull’altare della rivaticanizzazione di Roma proceda la cancellazione della storia risorgimentale che la fece Capitale.
Le relazioni coi poteri ci portano a misurare analogie e differenze fra il raider Alemanno e chi l’ha preceduto.
Bisognerà approfondire il tema, che è di grande interesse perché tocca il destino di una metropoli più usata che governata, vittima del sovrapporsi di ambiziose classi dirigenti nazionali e mediocri classi dirigenti locali. Cerasa ne parla, ma potrà tornarci su (approfondendo per esempio il luogo comune, accolto troppo supinamente, che il centrosinistra abbia abbandonato le periferie: il giudizio andrebbe dato almeno sull’arco dei mandati dal ’93).
Rutelli, Veltroni dopo di lui (e Bettini sempre) hanno edificato un sistema di potere che alla fine ha estenuato la città di mezzo, ma ha sostenuto un ciclo col quale tutti, dopo averlo condannato, devono fare i conti (infatti Alemanno/Croppi li fanno). Tanti errori, ma anche cambiamenti autentici (certo, contrattati con le immobiliari) nell’auto-percezione, nella materialità e nel tessuto urbano della città.
Prima di poter dire che Alemanno abbia fatto un decimo di quel lavoro, probabilmente lui sarà già altrove. Se si districa dal traffico.

venerdì 4 dicembre 2009

La Presa di Roma su Sicilia Informazioni

(pm) Da qualche giorno è in libreria il nuovo libro di Claudio Cerasa, nato a Palermo, giornalista al “Foglio”, dal titolo La Presa di Roma, edito da Rizzoli (9,80 euro). E’ la cronaca della rivoluzione e dei segreti di una città dagli anni di Rutelli e Veltroni a oggi. È il ritratto della nuova destra romana, guidata da un sindaco, Lupomanno, come lo definisce l’autore, che, conquistati quartieri e categorie sociali inascoltati dal centrosinistra, ha imparato a governare le stanze più segrete della Capitale. E si prepara a essere il prossimo vero candidato di centrodestra alla guida del Paese.

Una analisi attenta e precisa del cambiamento politico avvenuto nella capitale. Il 28 aprile 2008 Gianni Alemanno viene eletto sindaco di Roma: la capitale d’Italia cambia bandiera dopo 15 anni. Cosa c’è dietro questa inversione di rotta che ha sconvolto la geografia del potere italiano? Quali sono state le mosse che hanno permesso di mettere le mani sulla Capitale e manovrarne il destino?


In appena un anno di governo Alemanno, Roma si ritrova circondata da una nuova e ben salda rete di potere, fatta di palazzinari, avvocati, architetti, immobiliaristi e soci dei più prestigiosi circoli sportivi. E che mette insieme Vaticano, centri sociali, editori, giornalisti, tassisti, lobbisti, fascisti, ex comunisti e curvaroli.

(qui il link)


La Presa di Roma su Panorama



E va bene che c’è il giornalismo ma ci vuole un libro per raccontare la potente novità di Roma, la Capitale che ha cambiato colore e padroni, ed è “La presa di Roma”.
Lo ha scritto un giornalista, Claudio Cerasa, capo redattore de Il Foglio, già collaudato nella grande inchiesta (la sua più importante, quella su Rignano Flaminio). C’è una precisa mappatura della gens nova arrivata in Campidoglio in questo libro. Tutti al seguito di Lupomanno, ovvero Gianni Alemanno, il sindaco inaspettato che – con la sua elezione – nell’assecondare l’onda del successo berlusconiano, ha cancellato l’epoca segnata Rutelli-Veltroni. Fu un’epoca, quella del centrosinistra, certamente importante e di grandi opportunità per la Capitale. Un capitolo della politica nazionale “de sinistra” sfumato col voltafaccia di lobby, circoli e parrocchie. Quel calderone di varia umanità romana, insomma, trasmigrata a destra per riscrivere la geografia del potere in Italia. Con questo volume Bur (euro 9,80), Cerasa che non si sottrae alle suggestioni culturali e social, col metodo del parlare a nuora affinché suocera intenda spiega quello che nessun sociologo saprà decifrare: come è possibile che un manipolo di tassinari abbia saputo mettere in scacco l’inamovibile potere della Roma pariola. Come è possibile, poi, che una ridotta di canaglie – senza giornali, senza salotti e priva di visibilità – abbia saputo guadagnare il successo alle urne. E con la vittoria elettorale, infine, incontrare l’abbraccio di quei potenti presso cui ricevere il compimento della definitiva trasformazione: la rispettabilità democratica. Nella descrizione di Cerasa, Roma, coi suoi Lupomanni, diventa un romanzo cinico e sazio, fosse solo per il brulicare di storie e per l’avventura iniziata dal solitario protagonista, il sindaco, aspirante leader del centrodestra nientemeno. Appunto. E qui c’è l’unico appunto che proponiamo a Cerasa: da Mussolini a Craxi, fino a Berlusconi, è sempre Milano quella che decide. Gioco e giocatore. Né Rutelli, né Veltroni. E anche Andreotti, vecchia volpe, fu sul filo della pellicceria. Figurarsi Alemanno.
Pietrangelo Buttafuoco
5/12/09

Presentazione della Presa di Roma con Mario Staderini (segretario dei Radicali)

Presentazione della Presa di Roma alla libreria Arion di Roma, con Mario Staderini.